Tecnostress: il rischio nascosto dello smart working

Il tecnostress è uno dei possibili effetti collaterali della sempre maggiore diffusione dello smart working, ecco di cosa si tratta.
Il tecnostress è un fenomeno che negli ultimi tempi, con l’aumento del ricorso allo smart working da parte delle aziende, sta vedendo una diffusione mai registrata prima. Si tratta di una manifestazione che può assumere diverse forme, aventi come caratteristica comune la correlazione con la tecnologia.

Le cause del tecnostress

I vantaggi dello smart working sono molteplici e per molte aziende questa modalità si è trasformata in una vera e propria ancora di salvezza. Tuttavia, il prezzo da pagare in alcuni casi è stato l’insorgere del tecnostress. Si tratta di un rischio spesso associato alle modalità di lavoro agile, strettamente dipendenti da un supporto tecnologico. Lo stato di malessere e di stress viene associato a un uso scorretto degli apparecchi elettronici declinato in diversi fattori all’origine del disagio. Tra questi:

  • Il sovraccarico informativo, dovuto all’incremento del numero di informazioni con cui l’operatore deve confrontarsi. Questo finisce, spesso, per tradursi nella difficoltà di concentrazione.
  • L’eccessivo ricorso al multitasking. Molte mansioni svolte nello stesso momento aumentano i margini di errore e sono fonte di stress e ansia.
  • L‘e-mail addiction. Fenomeno per il quale il soggetto senta la pulsione verso un controllo compulsivo della casella e-mail.
  • La dipendenza dai dispositivi e da internet. Si manifesta nella stessa maniera delle e-mail, con il soggetto che sente la necessità di un controllo continuo di smartphone, tablet e pagine internet.
  • La difficoltà di utilizzo della tecnologia. Spesso riguardante i lavoratori più anziani che rischiano di essere sopraffatti dai nuovi strumenti, finendo per vivere una condizione di profondo stress.

Per quanto, nel nostro paese, non esistano ancora strumenti chiari per la prevenzione del rischio da tecnostress, vi sono alcune prassi che si sono dimostrate efficaci.

  • Prima tra tutte, il diritto alla disconnessione. Smart working non si deve tradurre in reperibilità totale, ma limitarsi al consueto svolgersi delle mansioni lavorative.
  • Un secondo aspetto da non trascurare è l’ergonomia. Da tutelare per il mantenimento del benessere psico-fisico.
  • La formazione. Un aspetto spesso sottovalutato che potrebbe rivelarsi prezioso nella prevenzione al tecnostress, fornendo, ai lavoratori meno abituati alla tecnologia, gli strumenti adeguati per farvi fronte.

Il tecnostress è un fenomeno del nostro tempo e per affrontarlo è necessario conoscerlo e prendere i provvedimenti corretti. In questo modo sarà possibile godere dei vantaggi dello smart working, limitandone i rischi.