Come gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo
Gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo richiede di seguire una specifica procedura indicata nel D.P.R del 15 luglio 2003 n°254.
Con il termine rifiuti sanitari a rischio infettivo si fa riferimento a tutti quei rifiuti che potrebbero essere vettori di patologie. Tra questi materiali provenienti da ambienti infetti o venuti a contatto con materiale biologico potenzialmente pericoloso, come: siringhe, guanti, mascherine, lamette, tamponi, garze e non solo. La loro gestione non può essere paragonata a quella dei rifiuti generici e richiede di seguire delle specifiche modalità.
I compiti del produttore di rifiuti sanitari a rischio infettivo
L’azienda o l’ente che dovrà occuparsi di gestire rifiuti sanitari a rischio infettivo sarà incaricata, in qualità di produttore, di svolgere alcune funzioni.
La prima tra queste è la raccolta e l’imballaggio di tali rifiuti, i quali dovranno essere riposti dopo l’uso in appositi contenitori. Questi dovranno essere accessibili, resistenti e riconoscibili. Il sacco di polietilene interno dovrà essere dotato di una fascetta per la chiusura irreversibile di sicurezza.
La seconda è l’etichettatura. I contenitori per i rifiuti sanitari a rischio infettivo devono essere etichettati correttamente con:
- I simboli di pericolo adeguati
- La “R” nera su fondo giallo, in caso di rifiuti speciali
- La classe di pericolosità
- Il codice C.E.R.
- La data di confezionamento
- L’unità operativa di provenienza
Il terzo compito del produttore riguarda il deposito temporaneo dei rifiuti sanitari a rischio infettivo. Questi potranno essere conservati per un massimo di 5 giorni nel luogo di produzione, in una situazione tale da garantire la sicurezza degli operatori e l’integrità dei contenitori.
La corretta compilazione del registro di carico e scarico è il quarto onere. I rifiuti sanitari a rischio infettivo dovranno essere segnalati, sia in termini quantitativi che qualitativi, all’interno del documento. Tali informazioni risulteranno, successivamente, necessarie per la comunicazione annuale al catasto (M.U.D.).
Infine, il quinto e ultimo passaggio necessario, riguarda il formulario di identificazione e accompagnamento dei rifiuti sanitari a rischio infettivo. Si tratta di un documento che deve essere redatto in quattro copie, datato e firmato dal detentore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore. Le copie del formulario, poi, dovranno essere conservate per cinque anni e i suoi estremi indicati all’interno del registro di carico e scarico, in corrispondenza dell’annotazione relativa ai rifiuti in oggetto.
A questo punto i rifiuti potranno essere mandati a un inceneritore autorizzato e smaltiti in sicurezza.