Chi sono i lavoratori fragili?

Definire chi siano i lavoratori fragili è una questione che ha assunto un’importanza crescente negli ultimi mesi ma, ancora, non risulta immediato.
A causa della situazione emergenziale vigente il mondo del lavoro si è trovato di fronte alla necessità di chiedersi: chi sono i lavoratori fragili? Per quanto le ultime normative abbiano spesso fatto riferimento a questa categoria, non vi è stata molta chiarezza nel definirla. In alcuni casi la condizione di lavoratore fragile risulta piuttosto evidente, ma non sempre la classificazione è così immediata.

Definizione di lavoratore fragile

Prima di definire chi sono i lavoratori fragili, è necessario chiarire che il termine deriva dal protocollo condiviso tra le parti sociali inserito nel DPCM del 26 aprile 2020, dopo l’aggiornamento del 24 aprile 2020.
Mancando, di fatto, una vera e propria definizione di lavoratore fragile, ciò che è possibile fare è fare riferimento alle informazioni fornite dalle normative emesse, le quali lasciando intendere che la categoria comprenda le persone più a rischio di contagio da coronavirus e quindi di sviluppo successivo di condizioni più severe.
In tal senso, la Circolare del 29 aprile 2020 del Ministero della Salute lega lo stato di fragilità alla fascia d’età superiore ai 55 anni e a condizioni di comorbilità. La responsabilità di individuare chi sono i lavoratori fragili in un particolare luogo di lavoro è nelle mani del medico competente il quale può riferirsi a quanto concordato dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro, dall’Associazione Nazionale Medici del Lavoro e Competenti e dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione. Questi tre organi hanno provveduto a proporre una serie di patologie croniche che potrebbero essere indice di una condizione di fragilità, con lo scopo di ovviare il problema della difficile determinazione dello stato di comorbilità, non sempre facile da definire salvo per i casi di immunodepressione.
Le malattie croniche associate ai lavoratori fragili sono:

  • Condizioni di immunodepressione e/o immunodeficienza congenita o acquisita e patologie che richiedono terapie immunosoppressive;
  • Patologie oncologiche (tumori maligni) attive negli ultimi 5 anni;
  • Patologie cardiache (ischemie e coronaropatie, ipertensione arteriosa grave scompensata, insufficienza cardiaca, gravi aritmie, portatori di dispositivi tipo pacemaker e defibrillatori);
  • Patologie broncopolmonari croniche (BPCO, asma grave, cuore polmonare cronico, enfisema, fibrosi, bronchiettasie, sarcoidosi, embolia polmonare);
  • Diabete mellito insulinodipendente (specie se scompensato);
  • Insufficienza renale cronica;
  • Insufficienza surrenale cronica;
  • Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie (aplasie midollari, gravi anemie);
  • Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale;
  • Reumoartropatie sistemiche (artrite reumatoide, LES, collagenopatie e connettiviti sistemiche croniche);
  • Epatopatia cronica grave (cirrosi epatica).
  • Gravidanza (secondo il parere di molti medici)

Questo riferimento, per quanto non ufficiale, fornisce delle indicazioni importanti al medico competente, al datore di lavoro e ai dipendenti stessi. Infatti, individuare chi sono i lavoratori fragili in un luogo di lavoro, data la situazione attuale, è di primaria importanza per la loro salvaguardia e quella dei colleghi.