Cos’è il rischio radon e come si valuta

Il rischio radon riguarda la concentrazione di questo gas radioattivo negli ambienti di lavoro, la quale deve essere oggetto di valutazione.

Il radon è tra i rischi meno percepibili che possono interessare tanto i luoghi di lavoro che le abitazioni private. Questa sostanza naturalmente presente nel terreno, in alte concentrazioni, può avere effetti molto negativi sull’organismo.

Cos’è il radon

Il radon è un gas radioattivo originato dal naturale decadimento dell’uranio contenuto in diverse rocce, quali: graniti, porfidi, tufi e molte altre. Appartenente alla famiglia chimica dei gas nobili, risulta inodore e insapore, il che rende la valutazione della sua concentrazione possibile solo attraverso l’utilizzo di attrezzature specifiche.

La presenza del radon all’interno degli ambienti di lavoro è dovuta alla sua traspirazione attraverso crepe e fessure a partire dai punti di contatto con il terreno, la cui traspirabilità, infatti, costituisce un importante indicatore in fase di valutazione, o direttamente dal materiale di costruzione utilizzato. Per questa ragione i locali più soggetti alla presenza di questa sostanza risultano quelli a piano terra o interrati. A favorire l’ingresso del radon all’interno dei luoghi di lavoro vi sono spesso le condizioni di pressione interna dei locali dove, per ragioni legate alla temperatura e alla movimentazione dell’aria, si creano delle zone di bassa pressione.

Come si valuta il rischio radon

La normativa di riferimento sul tema della valutazione del rischio radon è il D.Lgs 101/2020 il quale recepisce la direttiva 2013/59/Euratom, relativa al tema della protezione dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti. La concentrazione di radon viene calcolata utilizzando come unità di misura il Bq/m³ (Becquerel al metro cubo) che rappresenta il numero di decadimenti che si verificano in materiale radioattivo in un secondo, in un metro cubo di aria.

La misurazione della concentrazione di radon viene effettuata affidandosi a un dosimetro, uno strumento comunemente utilizzato per la misura del livello di radiazioni. Il materiale di cui è composto viene “compromesso” a livello molecolare in maniera permanente dall’esposizione alle radiazioni, rendendo così possibile la misura della loro concentrazione nel tempo. Normalmente la valutazione viene effettuata durante un intero anno, in modo da limitare l’effetto delle naturali oscillazioni della concentrazione del radon negli ambienti. Il D.lgs 101/2020 stabilisce che la concentrazione di radon media annua nei luoghi di lavoro non debba superare i 300 Bq/m³.

La valutazione deve essere effettuata entro i 24 mesi dall’inizio dell’attività o dalla definizione delle aree a rischio o dalla identificazione delle specifiche tipologie nel Piano nazionale d’azione del radon. Successivamente, deve essere ripetuta:

  • Ogni volta che vengono effettuati interventi strutturali a livello di attacco a terra, o di isolamento termico;
  • Ogni 8 anni, se il valore di concentrazione è inferiore a 300 Bq/m³.

Se tale valore risultasse superato, è obbligatorio adottare misure correttive per abbassare la concentrazione di radon entro due anni. L’efficacia di queste viene nuovamente valutata al termine del periodo:

  • In caso di esito positivo, con abbassamento della concentrazione al di sotto della soglia indicata, le misurazioni vengono ripetute ogni 4 anni;
  • In caso di esito negativo risulta necessario effettuare la valutazione delle dosi efficaci annue, affidandosi a un esperto di radioprotezione che rilascia apposita relazione.

La valutazione del rischio radon deve essere inserita nel Documento di Valutazione dei Rischi rispetto di:

  • Luoghi di lavoro sotterranei;
  • Luoghi di lavoro ubicati in locali semi-sotterranei o situati al piano terra;
  • Luoghi di lavoro che vengono identificati nel Piano nazionale d’azione del radon;
  • Stabilimenti termali.

Tutti locali in cui il rischio radon risulta avere un impatto potenziale maggiore.

Gli effetti sulla salute del radon

Il radon, o più correttamente i suoi prodotti di decadimento, quando inalati attaccano i tessuti polmonari continuando a emanare radiazioni alfa. Queste interagendo con le cellule possono avere un effetto negativo sul DNA, il che può dare origine a un processo cancerogeno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il radon costituisce la seconda causa di insorgenza di cancro ai polmoni, dopo il fumo di sigaretta.

Come proteggersi

La migliore protezione dal rischio radon si concretizza attraverso il monitoraggio della concentrazione ed eventuali attività atte a ridurla. Tra queste, i metodi più comuni sono:

  • Depressurizzazione del suolo;
  • Ventilazione;
  • Ventilazione del vespaio;
  • Pressurizzazione dell’edificio;
  • Sigillatura delle possibili vie di ingresso;
  • Azioni di prevenzione per le nuove costruzioni;

Grazie al recente Decreto l’attenzione al radon è aumentata, dando il giusto peso a un rischio invisibile a cui molti lavoratori risultano ancora esposti.